Oggi è morto Marco Simoncelli.

Appena la notizia è stata confermata il web è andato in tilt. Migliaia di persone hanno postato commenti su Facebook, taggato foto che lo ritraevano e scritto post su blog esprimendo tutto il loro dolore.
Ma cerchiamo di vedere le cose con la giusta lucidità senza risultare troppo cinici ma neanche troppo buonisti.

Marco Simoncelli era un motociclista, morto CONSAPEVOLE di fare un "lavoro" ben pagato ma rischioso. Nessuno lo obbligava a correre, a mettere continuamente a repentaglio la sua vita ma la passione che aveva per le due ruote lo hanno portato a una fine tragica.

Ci sono invece tante altre persone che muoiono in silenzio. Operai che fanno lavori degradanti, sottopagati. Persone costrette a mettere a rischio la propria vita sul posto di lavoro non per appagare un proprio io smisurato ma semplicemente per arrivare a fine mese, per avere i soldi per mangiare, mantenere i figli e magari pagare anche il mutuo. Ecco per loro non una parola, non un commento. IL VUOTO.
Perchè questo?
Devo forse malignamente pensare che tutti coloro che hanno pianto virtualmente la scomparsa di questo ragazzo lo abbiano fatto solo perchè si immedesimavano nei suoi successi, considerandolo così come un eroe da venerare e proteggere?
Bè i veri eroi sono altri.


Il dolore se è vero e sincero non ha mai bisogno di manifestazioni plateali. Chi soffre sta in silenzio, circondato di ricordi, solo con sè stesso e i suoi fantasmi.
Il resto è solo isteria collettiva.